RicordAosta: 18 maggio
A prescindere dalla causa della morte di Chanoux (omicidio o suicidio), ancora oggi oggetto di dibattito, è interessante comprendere chi era Émile Chanoux e cosa ha rappresentato per la Valle d’Aosta.
Nel 1925, riprendendo il progetto di Joseph Alliod e con l’aiuto dell’Abbé Jospeh-Marie Trèves, Chanoux fondò la Jeune Vallée d’Aoste, un movimento regionalista “qui se propose de soutenir et de défendre les droits, les traditions, la langue et les institutions de notre Région Valdôtaine” (art. 2 dello Statuto della Jeune Vallée d’Aoste).
Nel periodo finale della Seconda Guerra mondiale, in Valle d’Aosta si iniziò a parlare di Resistenza. Si trattava di un moviemento di ribellione nei confronti del potere centrale, basato su due pilastri: una componente autonomistica e una comunista. Per quanto riguarda la prima componente, il ruolo fondamentale fu esercitato da Chanoux. Tornato da Chambéry nel 1943, Chanoux riprese i contatti con i vecchi membri della Jeune Vallée d’Aoste e organizzò una riunione a Bibian (collina di Aosta). In questa sede, i partecipanti stabilirono gli obiettivi della Resistenza: non solo la liberazione dai nazifascisti, ma anche la conquista per la Valle di una condizione di autonomia poggiante sulle sue particolarità etniche e linguistiche.
Sempre durante il periodo della Resistenza, Émile Chanoux rivestì un ruolo fondamentale nella redazione della cosiddetta Dichiarazione di Chivasso. Nel 1943, i rappresentati valdostani del Cln e quelli del Partito d’Azione (importanti personalità valdesi) si riunirono a Chivasso con l’intenzione di redigere una dichiarazione delle popolazioni delle vallate alpine sul futuro assetto dello Stato italiano. In preparazione all’incontro, furono redatti numerosi documenti, tra cui emerse quello di Chanoux: “un’organizzazione a basi federali, o almeno largamente decentrata politicamente ed amministrativamente dello Stato italiano, è una condizione essenziale perché tutte le regioni italiane possano svilupparsi spiritualmente ed economicamente“.
Nello stesso anno, Chanoux scrisse “Federalisme et autonomie”. Con tale saggio, Chanoux fornì un’ampia analisi culturale, economica e politica in cui egli definì i contenuti della Dichiarazione un minimum indispensabile perché le vallate alpine possano rinascere a nuova vita e ribadì che essa conteneva un minimo di richieste. Sempre in tale opera, Chanoux insistette soprattutto sul processo di formazione del nuovo Stato: “In una federazione italiana spetterà alle popolazioni singole la costituzione delle regioni o cantoni federati. Dovrà essere una loro manifestazione di volontà a costituire i nuovi organismi politici dello stato federale. Manifestazione primordiale, basilare, contemporanea alla formazione della costituente nazionale“.
Proprio a causa del ruolo che Chanoux rivestiva all’interno del movimento della Resistenza, il Questore Macinelli, infiltrando suoi uomini di fiucia tra le fila dei partigiani, riuscì ad arrestare Émile Chanoux. Quella stessa notte, Chanoux fu trovato morto nella sua cella.
Pubblicato / aggiornato il 17/05/2018 alle 12:00
Categoria: Cultura
